incesto
Veronica Segreti in Famiglia #31
Efabilandia
11.06.2026 |
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"Io spinsi ancora di più, quasi soffocando nel suo calore bagnato, mentre lei faceva lo stesso con me..."
Marco si avvicinò al letto. Si tolse del tutto i pantaloni e i boxer, liberando il suo cazzo grosso, venoso e già lucido di pre-eiaculazione. Si posizionò davanti al viso di Cristina, che lo guardava con gli occhi spalancati, umiliata fino al midollo.«Zia… apri quella bocca da troia» ordinò Marco con una voce nuova, più dura, più maschia.
Cristina esitò solo un secondo. Marco le afferrò i capelli e le spinse il cazzo tra le labbra. Mamma gemette intorno alla cappella, cominciando a succhiarlo con quella esperienza da puttana navigata che aveva. I rumori erano osceni: succhi, gorgoglii, saliva che colava sul mento mentre Marco le fotteva lentamente la gola.
«Brava… succhia il cazzo del tuo nipote» ringhiava lui, spingendo più a fondo. «Quello stesso cazzo che adesso ti sfonderà il culo.»
Io guardavo tutto con il cuore che batteva fortissimo, un mix devastante di rabbia, trionfo e eccitazione pura. L’odore della stanza era denso: fica matura di mamma, sudore, lubrificante, paura e desiderio.
Laura continuava a spingere lo spaccaculi nella fica di Cristina, centimetro dopo centimetro, fino a seppellirlo quasi tutto dentro di lei. Mamma urlava intorno al cazzo di Marco, il corpo che tremava, le lacrime che le rigavano il viso.
Marco si sfilò dalla bocca della zia con un rumore bagnato. La fece slegare parzialmente e la girò a novanta gradi sul letto, il culo alto e offerto, la faccia premuta contro il materasso.
«Così, troia» disse, posizionandosi dietro di lei. «Adesso ti incula tuo nipote.»
Spinse. Il suo cazzo grosso entrò nel culo ancora stretto di mamma con una sola, potente spinta. Cristina urlò, un grido lungo e strozzato di dolore e piacere. Marco cominciò a pomparla senza pietà, tenendola per i fianchi, le palle che sbattevano contro la sua fica grondante.
«Sei una troia peggiore di tua figlia» ringhiava mentre la inculava con forza. «Papà ti desidera da anni, lo sai? Presto troverò il modo di farti scopare anche da lui. Ti farò prendere il cazzo di tuo cognato e di tuo nipote insieme.»
Cristina singhiozzava di piacere, il corpo che si spingeva indietro contro le spinte di Marco, completamente persa tra diversi orgasmi che la possedevano.
Io mi voltai verso Manas. Sollevai la gamba e sferrai un calcio fortissimo sulle sue palle gonfie.
Il colpo fu secco, violento. Manas emise un urlo strozzato e perse i sensi, la testa che ciondolava in avanti, il corpo afflosciato sulla sedia.
«Aiutami» dissi a Laura.
Insieme lo slegammo e lo trascinammo sulla panca imbottita ai piedi del letto, girandolo a pancia in giù, il culo nero e muscoloso esposto e lo legammo stretto alla panca. Laura gli versò una generosa dose di gel sul buco, spalmandolo con due dita. Poi si posizionò dietro di lui, lo spaccaculi ancora lucido degli umori di mamma.
Spinse.
Manas riprese i sensi con un urlo disumano. Era vergine di culo. Lo spaccaculi gli stava letteralmente spaccando il buco. Un piccolo rivolo di sangue uscì intorno al mostro nero mentre Laura affondava senza pietà.
«Cazzo… nooo!» urlò Manas, dimenandosi, ma era troppo tardi. Laura cominciò a pompare con forza brutale, inculandolo senza nessuna misericordia. Il rumore era osceno, carne che veniva sfondata, gemiti di dolore. Manas perse per un attimo nuovamente i sensi per il troppo dolore.
Io presi il telefono di Marco e cominciai a filmare tutto da vicino.
Pian piano Manas si abituò e riprese i sensi. Il dolore si trasformò in qualcosa di diverso. Il suo cazzo, schiacciato contro la panca, era di nuovo durissimo. Io mi misi davanti a lui, aprii le gambe e con le mani spalancai la mia fica rosa e bagnata.
«Guarda, porco» gli dissi. «Guarda la fica della ragazza che hai violentato.»
E poi iniziai a pisciargli in testa. Un getto caldo, dorato, potente che gli bagnò i capelli, la faccia, colò sulla schiena mentre Laura continuava a sfondargli il culo.
Nel frattempo Marco stava martellando il culo di mamma con rabbia e passione. Le mani strette sulle sue tette, le dita che le strizzavano i capezzoli, l’altra mano che le toccava la fica.
«Prendi, zia… prendi tutto» ringhiava, completamente infoiato.
Dopo minuti di pompate violente, Marco venne con un urlo rauco, spingendo fino in fondo e riempiendo il culo di Cristina di sborra calda e abbondante. La tenne ferma mentre finiva di svuotarsi, poi si sfilò, lasciando il buco aperto e colante.
Laura diede ancora qualche spinta profonda nel culo di Manas, poi si sfilò. Il buco del negro era distrutto, rosso, leggermente sanguinante.
Ci rivestimmo lentamente. Io e Laura ci baciammo con passione davanti a loro, le lingue intrecciate, le mani che si toccavano le fiche ancora bagnate sotto i vestiti. Eravamo felici, eccitate, vendicate.
Prima di uscire mi fermai accanto al letto. Mamma era distrutta, il culo aperto e pieno di sborra di Marco.
«Mamma» dissi con dolcezza velenosa, «ora puoi far godere anche Manas nel culo. Guarda che cazzo duro che ha ancora.»
Uscimmo dalla stanza 17 lasciando Cristina nuda sul letto e Manas legato e devastato.
Fuori, nel parcheggio, ringraziammo Davide e Luca e gli consegnammo 300 euro ciascuno. I due maranza sorrisero soddisfatti e se ne andarono.
In macchina io e Laura ci buttammo sul sedile posteriore come due animali in calore eravamo super eccitate. Marco aveva appena avviato il motore, ma noi non riuscivamo più a trattenere il fuoco che ci bruciava dentro dopo tutto quello che avevamo fatto. Ci spogliammo in fretta, gettando i vestiti sul fondo dell’auto. L’odore di fica, sborra e vendetta ancora impregnato sulla nostra pelle riempiva l’abitacolo.
Mi sdraiai di schiena e Laura mi fu subito sopra, girata nel verso opposto. Il suo culo perfetto mi calò sulla faccia mentre la sua bocca affamata si tuffava tra le mie gambe. Il sapore della sua fica mi esplose sulla lingua: caldo, salato, dolce e leggermente muschiato, ancora sporco degli umori della giornata. Gemetti forte e spinsi la lingua più a fondo possibile, leccando con avidità ogni goccia, succhiando le sue grandi labbra gonfie, infilando la lingua dentro il suo buco ancora fremente.
«Leccami… sì, più dentro, Veronica… fammi sentire quella lingua da troia» ansimò Laura contro la mia fica.
Io spinsi ancora di più, quasi soffocando nel suo calore bagnato, mentre lei faceva lo stesso con me. Le nostre lingue scopavano le fiche con passione disperata dopo un mese di astinenza. Ma non ci bastava.
Sentii due dita di Laura entrare dentro di me, poi tre. Spingeva con forza, aprendomi, scopandomi senza pietà.
«Sfondami… sfondami la fica più in fondo!» urlai contro la sua fica, la voce strozzata dal piacere.
Laura ringhiò e spinse ancora. Quattro dita. Poi tutta la mano. Lentamente, ma senza fermarsi, la sua mano scivolò dentro di me fino al polso. Urlai di piacere puro, il dolore e l’estasi che si mescolavano mentre la mia fica si dilatava intorno al suo pugno.
«Dimmi che sei la mia troia» ordinò Laura, muovendo la mano dentro di me con movimenti lenti e profondi.
«Sì… sono la tua troia… la tua zoccola!» gemetti io, completamente persa.
Cominciai a fare lo stesso con lei. Due dita, tre, poi tutta la mano. La sua fica mi strinse il polso mentre entravo completamente. Laura urlò di piacere, spingendo il culo contro la mia faccia.
«Ancora più in fondo… sto per venirti in bocca! Leccami… leccami tutta!»
La mia lingua non smetteva di lavorare sul suo clitoride mentre la fistavo con forza crescente. Il sapore del suo orgasmo arrivò violento: dolce, salato, abbondante. Laura mi inondò la bocca, tremando sopra di me.
«Quanto è dolce e salato il tuo orgasmo… sì, ancora… riempimi la bocca!»
Laura venne di nuovo, più forte, squirting sulla mia faccia mentre io continuavo a muovere il pugno dentro di lei. Eravamo due porche impazzite.
«Siamo due porche vero, Marco?» urlai verso il sedile anteriore, la voce spezzata dal piacere.
Marco, dallo specchietto, ci guardava con gli occhi infuocati. «Le due porche più belle che esistano…» rispose con la voce roca.
Venimmo quasi insieme, in un’esplosione violenta. Io squirtai intorno al pugno di Laura, tremando come una foglia, mentre lei mi riempiva di nuovo la bocca con i suoi umori caldi. I nostri corpi si contorcevano sul sedile, sudati, bagnati, persi in un piacere animalesco e liberatorio.
Quando finalmente ci calmammo, restammo abbracciate sul sedile posteriore, le mani ancora sporche degli umori dell’altra, i visi lucidi e i capelli scompigliati. Marco guidava in silenzio, ogni tanto ci guardava dallo specchietto con desiderio.
Ero soddisfatta. Profondamente soddisfatta.
Mi era piaciuto da morire prendere a calci le palle di Manas. Mi era piaciuto vederlo piangere e urlare mentre Laura gli sfondava il culo vergine. La mia vena dominante stava crescendo, forte, calda, irresistibile, quasi spaventosa.
La vendetta era solo all’inizio… e io non vedevo l’ora di spingermi ancora più in fondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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